5 Previsioni sull’IA per il 2026
Siamo nel pieno di un’ondata di entusiasmo per l’intelligenza artificiale, alimentata da modelli sempre più grandi e demo sbalorditive. Ma...
Siamo costantemente bombardati da notizie sull’intelligenza artificiale e l’innovazione digitale. Titoli sensazionalistici promettono rivoluzioni imminenti, creando un’atmosfera di aspettativa e, a volte, di confusione. Dalla presentazione di ChatGPT in poi, l’attenzione globale sull’AI generativa ha raggiunto livelli senza precedenti.
Ma cosa definisce realmente la traiettoria del progresso, una volta spenti i riflettori dell’hype? La risposta si trova in una serie di paradossi e dinamiche contro-intuitive che raramente fanno notizia, ma che stanno già plasmando il nostro futuro.

Il primo paradosso emerge da un confronto diretto tra finanza e realtà operativa. Da un lato, assistiamo a una scommessa finanziaria sull’intelligenza artificiale di proporzioni storiche. Le cifre sono sbalorditive: secondo le stime riportate da McKinsey, solo negli Stati Uniti si prevedono investimenti per circa 400 miliardi di dollari nel 2025, destinati a raggiungere i 3 trilioni di dollari entro la fine del decennio.
Dall’altro lato, i dati sull’adozione reale raccontano una storia diversa. Un’indagine del US Census Bureau, analizzata da The Economist, rivela un dato sorprendente: sebbene oltre il 40% delle aziende abbia una sottoscrizione a pagamento per qualche strumento di AI, solo l’11% circa utilizza effettivamente questa tecnologia per produrre beni e servizi, integrandola nelle proprie operazioni quotidiane.
Questo enorme divario tra investimenti e utilizzo effettivo è ciò che alimenta i crescenti timori di una “AI bubble”, una bolla speculativa che potrebbe avere dimensioni persino maggiori della bolla “dot-com” di inizio secolo.
La competizione per la supremazia tecnologica si sta configurando sempre più come uno scontro a due tra Stati Uniti e Cina, lasciando all’Europa un ruolo scomodo e vulnerabile.
Da una parte, la Cina ha completato una trasformazione epocale. Come titolava il Financial Times: una volta “fabbrica del mondo”, grazie a un’inarrestabile focalizzazione sulla R&S il Paese è diventato il “laboratorio del mondo”. Questa crescita ha portato il suo surplus commerciale oltre il trilione di dollari.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti hanno risposto con una potenza di fuoco impressionante, trainata dagli enormi investimenti in infrastrutture AI delle “Big Tech” — Amazon, Microsoft, Alphabet-Google e Meta, definite dal Wall Street Journal “hyperscalers/hyperspenders”. Questi investimenti hanno contribuito da soli a metà della crescita del PIL statunitense nella prima metà dell’anno.
In questo scenario, l’Europa rischia di essere — per usare l’espressione degli Osservatori Digital Innovation — il “vaso di coccio”. Il Wall Street Journal ha riportato come l’amministrazione statunitense abbia descritto i Paesi europei come “declining powers”, potenze in declino.
Nvidia è stata la protagonista indiscussa della rivoluzione AI, raggiungendo un picco di capitalizzazione di oltre 5 trilioni di dollari — la più alta della storia. Per mesi, il suo dominio nel mercato dei chip ad alte prestazioni è sembrato assoluto.
Tuttavia, le fondamenta di questo impero iniziano a mostrare delle crepe. Come titolava il Wall Street Journal: “Nvidia vs. Everybody Else: Competition Mounts Against the Top AI Chip Company”. Il monopolio di Nvidia è ora sfidato dai suoi stessi clienti.
Google ha iniziato a vendere i suoi chip TPU (Tensor Processing Unit), meno costosi delle GPU Nvidia e abbastanza efficienti da aver permesso lo sviluppo di Gemini 3 senza ricorrere ai chip Nvidia. Amazon ha annunciato la messa in vendita dei suoi custom chips Trainium3.
Mentre l’attenzione mediatica si concentra su chatbot e modelli generativi, un’altra applicazione dell’AI sta passando dalla sperimentazione al servizio commerciale su larga scala: i robotaxi.
Negli Stati Uniti, Waymo (spin-off di Alphabet-Google) sta dimostrando la sostenibilità del modello. Secondo i dati Sensor Tower riportati da The Economist, il servizio — primo al mondo con 2.500 taxi a guida autonoma — ha superato il milione di utenti mensili a pagamento.
La vera sorpresa arriva dalla Cina. Il servizio Apollo Go di Baidu sta rapidamente raggiungendo i risultati di Waymo. Diverse fonti (The Economist, Wall Street Journal) concordano: nonostante la tecnologia sia nata negli USA, la Cina rischia di vincere la gara grazie all’entusiasmo governativo e tecnologie più economiche.
Le dinamiche che modellano il futuro della tecnologia sono molto più complesse di quanto i titoli dei giornali suggeriscano. Le quattro verità che abbiamo esplorato ci mostrano un panorama in cui nulla è scontato.
Comprendere queste correnti profonde è fondamentale per distinguere il potenziale a lungo termine dalla speculazione a breve termine. In un mondo che cambia a questa velocità, la vera sfida non è tanto prevedere il futuro, ma essere pronti a mettere in discussione ciò che crediamo di sapere oggi.
Siete pronti a farlo?
Questo articolo si basa sulla Raccolta Infografiche 2025 degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, che a loro volta aggregano e commentano analisi dalle seguenti fonti primarie:
Dati e statistiche:
Articoli e analisi citati:
Report istituzionali:
Nota: L’espressione “vaso di coccio” riferita all’Europa è tratta dal commento degli
Osservatori Digital Innovation.
Marco Macari è CEO di ITTweb, system integrator AI-native con sede a San Marino, specializzato in e-commerce B2B, CRM e digital transformation.